Soldi facili con il sistema Unetenet: "La più grande truffa del web"


Il sistema è basato sull'acquisto di pacchetti in dollari per poter cominciare a lavorare. A quel punto basta copiare e incollare in diversi siti annunci pubblicitari e il gioco è "quasi fatto"

Dopo l’alluvione del novembre 2013, a Olbia c’è chi vive ancora nel disagio. Coincidenza vuole che proprio il capoluogo gallurese sia stato l’epicentro di quella che gli inquirenti definiscono la più grande truffa mai circolata sul web.


Alcuni olbiesi, in difficoltà economica per aver perso fabbricati e mezzi di trasporto sotto i detriti e in perenne lista d’attesa per riscuotere i contributi economici promessi dalle istituzioni, si sono giocati la carta della disperazione aderendo a Unetenet, azienda internazionale di marketing online e di franchising che offrirebbe lavoro da casa con un semplice clic (attraverso un sito internet diffuso in 180 Paesi e tradotto in 52 lingue) e che in Sardegna ha prodotto un giro d’affari di circa 150mila euro, pari alla metà intascata nell’intero territorio italiano. “Sono diventato socio Unetenet due anni fa tramite il classico passaparola”, racconta a il Giornale.it Alessandro di Porto San Paolo, comune a pochi chilometri da Olbia, “vedevo che un mio amico stava ricevendo i primi bonifici, così ho deciso di iscrivermi anch’io investendo 1.800 euro”. L’offerta prevede una gamma di sei pacchetti che vanno da un minimo di 360 dollari a un massimo di 18mila. Il contratto dura un anno. Più ricco è il deposito cauzionale, più elevati sono i ricavi. Come? Copiando e incollando ogni giorno un tot di annunci pubblicitari sul sito dell’azienda (www.unetepubli.com, poi diventato www.unetenet.net). “Circa due settimane dopo l’iscrizione, ho ricevuto a casa una carta di credito sulla quale di volta in volta mi venivano accreditati gli importi. Ho usato la carta per fare la spesa al supermercato, ho comprato un paio di scarpe e i pneumatici della macchina. Con il passare dei mesi ero riuscito a recuperare la quota versata all’inizio, anche di più, circa 2mila euro”. Insomma, tutto sembrava filare liscio. Poi la cosa ha cominciato a puzzare. “Il sito è stato disabilitato per varie settimane, dicevano per motivi di manutenzione della piattaforma, ma la realtà era che i nostri soldi stavano transitando verso altri Paesi: Lettonia, Malta, Dubai, Giamaica. Tra l’altro non ho mai avuto modo di parlare al telefono con un operatore, se mai ce ne fosse stato uno, venivo a sapere di queste indiscrezioni tramite amici affiliati come me. Ho lasciato quando mi è stata clonata la carta di credito: mi hanno fregato 80 euro, poca roba per fortuna, ma resto convinto che ci sia stato lo zampino dell’amministrazione”.

Alessandro si è fermato al momento giusto, tenendosi quanto guadagnato e non rimettendoci altro denaro. Non tutti però hanno avuto la sua stessa intuizione. Alcuni tesserati hanno perseverato ingenuamente, sborsando addirittura 20mila euro di sola andata. “Mi rassicuravano sul fatto che non avrei perso i miei soldi, che erano ancora sul conto non più in euro ma in una moneta virtuale”, spiega un commesso di Olbia, rimasto vittima della diabolica trovata della società: nel 2014 i fondatori José Manuel Ramirez e la compagna Pilar Otero (entrambi spagnoli), senza chiedere alcun consenso agli affiliati, lanciavano la nuova moneta sociale chiamata Unetes o Unetcoin. I dollari accumulati venivano convertiti in una valuta elettronica priva di qualsiasi valore reale e quindi valida soltanto all’interno del circuito Unetenet. “Non potevo più fare acquisti con la carta di credito, ma soltanto cambio merci”, rivela un altro ex iscritto, “c’è gente che ha barattato libri, cellulari, auto, moto, beni di ogni genere. Alcune agenzie immobiliari hanno persino venduto immobili con questa moneta fittizia. Per l’azienda era l’unico modo per far sparire i soldi veri, i nostri soldi. In pratica ci hanno fatto mettere il nostro denaro, ci hanno fatto guadagnare qualcosina poi, una volta che la cassa era piena, hanno chiuso i nostri conti correnti creando una banconota fasulla”. 

Un operaio racconta di aver partecipato ad alcuni convegni organizzati da Unetenet presso un prestigioso hotel di Olbia. “C’erano quattro persone che illustravano al videoproiettore tutti i passaggi per fare business comprando i pacchetti. Ci volevano convincere che avremmo potuto moltiplicare i nostri risparmi e che la moneta elettronica fosse l’unica alternativa al capitalismo. Questi signori sono stati arrestati lo scorso inverno”. Ma il gip di Tempio Pausania non ha convalidato gli arresti e i quattro promoter, tutti galluresi incensurati e inizialmente accusati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe online, sono stati rilasciati il giorno successivo perché ritenuti vittime ignare dei loro mandanti. Mandanti che la polizia spagnola non si è lasciata sfuggire: un mese fa, 20 persone, sospettate di aver frodato oltre 50 milioni di euro ai danni di 50 mila consociati sparsi in tutto il mondo, dei quali 6 mila in Spagna, sono finite in manette tra Madrid, Valencia, Malaga, Siviglia, Langreo, Alicante a Arrecife. Tra questi, anche alcuni vertici dell’azienda. I motori pensanti Ramirez e Otero sono ancora ricercati e, secondo il País, sarebbero scappati oltre i confini iberici. Sui due pende l’accusa di riciclaggio di capitali, dopo che l’anno scorso una banca lettone aveva bloccato il loro conto contenente 5 milioni di euro. Anche la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta su questa catena di Sant’Antonio di proporzioni planetarie e sul web è nato un portale ad hoc, www.risarcimentounetenet.com, creato da uno studio di avvocati pronti ad assistere gli ex “afiliados” nel recupero crediti.

Fonte: ilgiornale.it



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